Cinque documentari da vedere su Netflix

Nina Simone negli anni cinquanta. - Tom Copi, Michael Ochs

Non mi soffermo quasi mai sulla categoria “documentari” di Netflix, ma è forse una di quelle più complete e varie: si trovano biografie di cantanti, scrittori, sportivi, comici, inchieste giornalistiche, storie di grandi chef, di vite eticamente corrette e attivismo, di design, musica, personalità storiche e politiche.
Ecco alcuni dei miei preferiti.

What happened, Miss Simone?
What happened, Miss Simone?
Nina Simone non è stata solo una delle cantanti e pianiste soul più straordinarie della Storia, ma anche un’attivista per i diritti civili che ha marciato con Martin Luther King e Malcolm X, una donna dalla vita privata molto complicata a causa del disturbo bipolare di cui soffriva, sfruttata e picchiata dal suo compagno e manager.

Il documentario racconta con onestà la vita di una musicista gigantesca e fragile attraverso interviste, concerti e filmati di repertorio, e il contributo della figlia Lisa Simone Kelly, di amici e collaboratori della cantante.

Hot girls wanted: turned on

Hot girls wanted: turned on
Questa serie-documentario racconta il rapporto tra sesso e tecnologia da un punto di vista femminile, e di come l’uso di internet e dei social network abbia cambiato le relazioni tra le persone in maniera profonda.

Si parla di pornografia attraverso le storie di fotografe, registe, attrici e “reclutatrici” nel settore del porno, e delle difficoltà (e pericoli) di un’industria dominata dal punto di vista maschile.
O di come strumenti come Tinder permettano di incontrare persone nuove, che da un giorno all’altro si possono cambiare e sostituire come un vestito.

Dovresti venire in privato” racconta l’amicizia tra una cam-girl e uno dei suoi fan più fedeli, un ragazzo che non ha mai avuto una vera relazione e che confonde il loro rapporto con qualcosa di più romantico.

L’ultima puntata, “Continua a riprendere”, parla di adolescenti e dell’utilizzo morboso e incontrollato di Periscope, un’app per la condivisione di video, ed è un vero pugno nello stomaco.

Life, Animated

Life, Animated
Siamo negli Anni Novanta: Owen è un bambino che, dopo i primi tranquilli tre anni di vita, all’improvviso smette di parlare, e regredisce nelle capacità fisiche e motorie. La diagnosi di autismo colpisce la famiglia che si trova completamente spiazzata e inerme per anni, senza sapere cosa fare.

È il padre che un giorno trova la chiave per comunicare con lui tramite i film della Disney, che il bambino guarda in continuazione e conosce a memoria.
Owen ricomincia a parlare attraverso le frasi dei suoi personaggi preferiti, che non sono i protagonisti, ma quelli da lui definiti gli “ausiliari” (il primo è stato Jago, il pappagallo di Aladdin). Questi diventeranno la sua rete di protezione, e da loro imparerà piano piano un linguaggio per esprimere le sue emozioni.
Anni dopo, Owen è riuscito a prendere il diploma e ad andare a vivere da solo, a trovarsi un lavoro e a vivere una vita normale.

Life, animated, candidato agli Oscar del 2017, è un racconto delicato ed emozionante, che non scade mai nella ricerca della lacrima facile.

i-am-your-father

I am your father

Agli occhi del pubblico, le star della Saga di Star Wars sono tre: Harrison Ford, Carrie Fisher e Mark Hamill. Ma il primo personaggio che viene in mente pensando ai film di George Lucas è sempre Dart Vader.

Eppure, se vi chiedessi chi è l’attore che lo ha interpretato, quanti di voi saprebbero la risposta?

I am your father racconta la storia dello sfortunato David Prowse, l’attore che ha dato il corpo (ma non la voce, né il volto) al cattivo per antonomasia. Scelto per la sua fisicità imponente (è alto quasi due metri e, da giovane, era un appassionato di culturismo), al cinema aveva già interpretato Frankenstein.

Fu su di lui che venne modellato Dart Vader, ma sempre ridoppiato, mai coinvolto negli sviluppi della storia del suo personaggio, spesso sostituito dai suoi stunt-man e, soprattutto, non era sua la faccia nella famosa scena della morte.
E, probabilmente per un gigantesco equivoco, fu anche bannato dalla Lucasfilm e da tutti gli eventi ufficiali, .

Due registi spagnoli hanno cercato di ridare all’attore, ormai anziano, la gloria che merita.

Casting JonBenet

Casting JonBenet
I casi irrisolti di cronaca nera sono il mio guilty pleasure. Quando ho visto il documentario Amanda Knox, sempre su Netflix, ne ho discusso per giorni.

Conoscevo da tempo il caso della piccola JonBenet Ramsey, una reginetta di bellezza americana morta quando aveva solo sei anni.
Fu trovata strangolata nella cantina della casa dei genitori in Colorado, il giorno di Santo Stefano del 1996, e non si è mai scoperto chi fosse l’assassino.

Il caso, all’epoca, è stato oggetto di un grande scalpore mediatico e ha dato luogo alle teorie più variegate, dalla madre che avrebbe falsificato la lettera di riscatto trovata in casa, al sospetto ricaduto sul fratellino maggiore (che all’epoca aveva solo dieci anni), all’incarcerazione di un pedofilo che avrebbe confessato l’omicidio, ma forse solo per mitomania.

Tutti questi aspetti emergono nel documentario girato durante un immaginario casting per un film sul caso di JonBenet. La storia si compone in maniera originale attraverso le interviste alle persone del luogo che si presentano alle audizioni. Ognuno dà la sua opinione sull’omicidio, filtrata dalle esperienze personali, dalla conoscenza della famiglia, ma anche da traumi vissuti in prima persona.

In copertina: Nina Simone negli anni cinquanta. – Tom Copi, Michael Ochs Archives/Getty Images