I film con l’acufene

Acu… che?

L’acufene è una sensazione di ronzio o fischio che si percepisce continuamente in uno o in entrambe le orecchie.
Ecco, l’ho raccontato centinaia di volte e per la prima volta lo scrivo: anche io convivo con questo ospite, che è comparso in una giornata di dieci anni fa senza apparenti motivi e ha deciso di non andarsene più.

All’inizio è stato traumatico: che roba è, sto diventando sorda, non mi fa dormire, non mi fa studiare, non mi fa ragionare. Visite, controlli, centri specializzati: signorina, non c’è nulla da fare, si abitui e cerchi di non impazzire.

Nell’ultimo anno sono stata al cinema per due film i cui anche i protagonisti, casualmente, hanno un acufene.

Uno è Orecchie, di Alessandro Aronadio, con Daniele Parisi, Silvia D’Amico e, tra gli altri, Rocco Papaleo e Piera Degli Esposti.

L’altro è Baby Driver, di Edgar Wright, con Ansel Elgort, Kevin Spacey, Jamie Foxx, Jon Hamm, Jon Bernthal.

Entrambi i film mi sono piaciuti da subito proprio perché simpatizzavo per i loro protagonisti con cui condivido la patologia.

 

orecchie_posati_

Orecchie è una commedia italiana piuttosto grottesca, girata in bianco e nero.

Il protagonista si sveglia una mattina con un fastidioso fischio all’orecchio e con un post-it sul frigo, lasciato dalla fidanzata, dove c’è scritto che è morto il suo amico Luigi. Il problema è che lui non si ricorda di aver mai conosciuto nessun Luigi.

Inizia così una giornata all’insegna degli incontri surreali, di cui l’acufene sembra quasi la causa scatenante, il sovvertimento di tutte le leggi della normalità.

La storia è quotidiana e tenera, anche se completamente assurda (due vere perle sono il colloquio con la direttrice di un giornale interpretata da Piera Degli Esposti e l’incontro con il prete, Rocco Papaleo).

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In Baby Driver, invece, l’acufene, e il tentativo di controllarlo, scatenano rabbia e violenza.

Baby è un ragazzo che, per un grave incidente in macchina avuto da bambino, ha subito un trauma all’orecchio che è causa del fischio.

Per non impazzire, ascolta costantemente musica ad altissimo volume. Nel frattempo è costretto, per saldare un debito, a fare da autista per gruppi di criminali capeggiati da Doc (Kevin Spacey). Praticamente, il nipotino con disturbi ossessivo-compulsivi del pilota di Drive di Nicolas Winding Refn.

Baby Driver è un film d’azione stilosissimo, intelligente, saturo e pieno di citazioni e di omaggi al cinema.

E, ovviamente, tutto ruota intorno alla colonna sonora che è al centro di tutto, è studiata nel minimo dettaglio e dà il ritmo a tutte le scene.

 

Io, invece, alla fine non sono impazzita, non mi sono messa alla guida di macchine sportive né sono diventata una criminale, ma ho fatto pace con il mio rumore di fondo.
Sì, è vero, il mio silenzio è sempre un pochino disturbato, ma in fondo quale silenzio è perfetto?