Grazie, Mac DeMarco

Qualche sera fa sono andata a un concerto che aspettavo da tempo (forse qualcuno l’ha visto sul mio profilo Instagram) in un festival di cui avevo anche parlato per Sgaialand Magazine.
Sono andata a sentire Mac DeMarco, un cantautore canadese molto giovane e, almeno all’apparenza, un vero romanticone.

Arrivata lì, ho scoperto che mi ero fatta un’idea molto sbagliata su di lui.
Ecco alcune cose che mi hanno lasciata senza parole: è capace di scolarsi una bottiglia di Whisky in due ore, di fumare nel frattempo almeno dieci sigarette, di prendere continuamente in giro la band che lo guardava con un misto di terrore e divertimento, non conoscendo quale sarebbe la sua mossa successiva, di giocare con il pubblico al quale ha chiesto più volte che canzoni fare e che ha invitato a uscire con lui dopo il concerto perché (testuali parole) “non so se l’avete capito, ma io stasera voglio finire dritto all’Inferno“. Insomma, un matto totale.

Il tutto accompagnato da una voce da brividi e senza sbagliare una nota anche nella seconda parte del live, quando ormai era ubriaco fradicio.
Per farvi un’idea del talento:

 

Ma l’informazione più importante su quella serata è il fatto che ci sono andata da sola.

È una cosa a cui sono ormai piuttosto abituata, vivo da sola da un bel po’ e mi è capitato spesso di andare al cinema, mangiare fuori, andare a una mostra, visitare una città solo con la compagnia di me stessa.
Ho imparato a farlo soprattutto negli ultimi tempi per dei motivi ben precisi: F. lavora lontano e spesso non riesco a far coincidere i miei impegni con quelli degli amici (e la maggior parte di loro vive in altre città).
Poi c’è la motivazione più stringente di tutte, cioè che non è raro che alle persone che conosco freghi assolutamente nulla delle cose che piacciono a me.

Così a un certo punto mi sono detta che dovevo smetterla di stare a casa a rosicare, e se c’era qualcosa che mi andava terribilmente di vedere e nessuno che mi accompagnasse, potevo anche andarci da sola. Sta di fatto che ci ho anche preso gusto.

Quando lo dico, la maggior parte delle persone si dispiace, e mi guarda con gli occhi della commiserazione, mentre i pochi che mi capiscono e non giudicano male questa mia abitudine sono le persone abituate come me a stare molto da sole.

Mentre guidavo verso il concerto di Mac DeMarco ammetto che una parte di me era un po’ agitata: mi immaginavo una situazione in cui sarei stata più esposta del solito.
Mi ero programmata di arrivare al Festival un po’ prima e mangiare qualcosa lì, con il timore che avrei avuto molti occhi puntati addosso.

In realtà giovedì sera, mentre DeMarco beveva e cantava e io avevo gli occhi a cuore e tutti intorno a me facevano le Instagram Stories, ho capito e mi sono ricordata le cose più importanti che ho imparato negli anni facendo le cose da sola:

  • Alle persone non interessa assolutamente niente di te e del perché sei lì da solo.
  • Cammini guardandoti molto di più intorno, con gli occhi molto più vigili, e questo ti fa sempre fare delle nuove scoperte
  • Ti vengono in mente molte più idee e ha il tempo per pensarci sopra.
  • Scopri qualcosa in più anche di te stesso e impari ad ascoltarti senza il filtro di nessuno.
  • Mangi dove vuoi, quello che vuoi e al ritmo che vuoi tu.
  • Un libro in borsa è utilissimo nei momenti di pausa.
  • Stare da soli non significa essere da soli, ed è questa sottile differenza che in molti non capiscono.

E quindi sono tornata a casa entusiasta di aver aggiunto anche i concerti alla mia lista di attività piacevoli da fare senza nessuno tranne me.
Non fraintendetemi, potrei sembrare un orso solitario ma non lo sono al 100%. Anzi, se ci penso bene, credo che la cosa più bella di stare da soli sia proprio quella di poter ritornare in mezzo agli altri.