Vilnius, prima parte.

Ho iniziato a scrivere pensando ad un unico post, ma a un certo punto mi sono accorta che stavo andando come un fiume in piena e avevo troppe cose da dire. Quindi, ho deciso di dividere il racconto del nostro viaggio in due.

Un ponte abbastanza lungo, F. libero da impegni: appena ho capito che avevamo tutto il tempo di organizzare un viaggio, mi sono subito gettata a capofitto nella ricerca.

Vilnius era una curiosità che mi era rimasta dallo scorso anno, quando per caso ne avevo letto una recensione entusiasta, che ne parlava come di una capitale moderna, giovane, in fermento (ed economica, il che non guasta mai).

Siamo partiti da Orio al Serio con Ryanair e, come sempre, ci siamo affidati ad Airbnb per l’alloggio. Il giorno in cui abbiamo iniziato a cercare un appartamento non credevamo ai nostri occhi: davanti a noi c’era la prospettiva di alloggiare solo in case stupende e ristrutturate di recente, a prezzi che ci sembravano impossibili (dai 20 ai 50 euro a notte in due). La scelta è ricaduta sull’appartamento di Marius, che, a due passi dalla stazione dei treni e degli autobus ed esattamente alle porte della Città Vecchia, è stato un punto di appoggio perfetto per visitare la città.

Vilnius ci ha regalato diverse sorprese e ci è piaciuto soprattutto il suo essere nordica e contemporaneamente est europea.
Terra di passaggio sia di fenomeni naturali che di popoli ed invasori, priva di confini naturali che la proteggano e ricoperta per gran parte da boschi, la Lituania è saldamente ancorata alla sua cultura nazionale, e i suoi abitanti ci tengono particolarmente a sottolineare la loro profonda differenza soprattutto rispetto alla Russia, che anche qui è stata priva di pietà durante la Seconda Guerra Mondiale e fino alla caduta dell’Unione Sovietica.

Nordica, e quindi, prima di tutto, pulita e ordinata: a partire dal nostro appartamento, passando per le strade del piccolo centro (oggi patrimonio dell’Unesco), fino ai ristoranti e i locali (e i bagni dei locali: non ne ho mai visti di così puliti).

Nordica e senza barriere, quindi, clima un po’ schizofrenico (ci dicevamo che in un’unica giornata si alternavano tutte le stagioni): sole e cielo blu al mattino, neve all’ora di pranzo, pioggia nel pomeriggio, raffiche di vento gelate la sera.

Ma cosa c’è allora da fare e da vedere a Vilnius?
Una passeggiata nella Città Vecchia, dalla piazza del Municipio fino all’imponente Cattedrale di San Stanislao e San Vladislao è d’obbligo, per poi risalire sulle due colline che dominano la città (quella della torre del Castello di Gediminas e quella delle Tre Croci), con piccole soste nelle svariate Chiese ortodosse e cattoliche che costellano tutto il centro e che sono più o meno tutte state ricostruite dopo incendi o interventi da parte dei Russi.
La piccola chiesa ortodossa di San Nicola, costruita nel Cinquecento, è diventata subito la mia preferita: ricostruita in stile russo bizantino (due aggettivi che sono tutto un programma) con qualche ricordo gotico delle origini, ha passato anche per un’intermedia ricostruzione Barocca dopo essere stata danneggiata da un incendio. La minuscola cappella è un tripudio di elementi dorati e scintillanti di un kitsch decisamente sopra le righe, che culmina nell’assurda scritta a led sopra l’altare.

In città il complesso più importante da vedere è quello formato dalla Chiesa di Sant’Anna e dalla Chiesa e Monastero di San Bernardino, dove potete fare un giro rilassante per riprendervi dalla confusione bizantina e riposarvi gli occhi con un più sobrio stile gotico. La Chiesa di Sant’Anna è uno dei motivi per cui l’Unesco ha dichiarato il centro storico di Vilnius patrimonio dell’Umanità.

In ricordo delle oltre cento sinagoghe che un tempo costellavano la città e che sono state distrutte per mano tedesca durante l’Olocausto è rimasta solamente la Sinagoga Corale (all’epoca utilizzata come deposito di medicinali).

La numerosissima comunità ebrea di Vilnius è stata quasi completamente spazzata via dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale, e una tappa obbligata, dolorosa e coinvolgente è sicuramente il Museo del genocidio, che si trova in quella che è poi diventata la sede del KGB lituano.
Al primo piano, una serie di stanze completamente tappezzate di fotografie e oggetti raccontano in maniera ossessiva e didascalica la storia di invasioni, deportazioni, arresti, uccisioni e violenze di ogni tipo sul popolo lituano sia durante che dopo la Guerra, con particolare attenzione alla guerra partigiana, dal 1944 al 1953.
Nei sotterranei si visitano invece le prigioni usate dal KGB per imprigionare dissidenti e contestatori del regime, un budello infernale in cui si alternano camere d’isolamento in cui i prigionieri venivano tenuti ore nell’acqua gelata, o celle completamente insonorizzate dove veniva rinchiuso chi si dimostrava particolarmente ribelle, per scendere fino alla sala delle esecuzioni.

Uscire mentalmente ed emotivamente da quella visita non è stato facile, ma credo che sia una tappa necessaria per comprendere meglio la storia di questo Paese.

Altra tappa obbligata (e molto meno impegnativa) è la statua dedicata a Frank Zappa. Sì, avete letto bene: in una piazza un po’ defilata un sindaco, eletto subito dopo la caduta del Muro, ha voluto esprimere la rinnovata libertà della sua città facendo costruire una statua di uno dei musicisti più dissacranti del rock. Intorno, una serie di murales, anche questi dedicati a Zappa, chiassosi e assolutamente fuori contesto: imperdibile.

Ma una delle cose più curiose di Vilnius è il quartiere Užupis, che in lituano significa “oltre il fiume” e che si è proclamato Repubblica indipendente nel 1997. Punto di ritrovo di artisti e creativi (una specie di Montmartre, spesso paragonato anche a Christiana a Copenhagen), è stato dichiarato indipendente dai suoi abitanti in un atto di anticonformismo e di riscatto, da luogo di prostitute, delinquenti e senzatetto, a quartiere bohémien per eccellenza.
Užupis ha un presidente, eletto nel 2014, e una costituzione affissa sui muri della città e tradotta in quasi tutte le lingue del mondo, una bandiera a cui viene sostituito il colore a seconda della stagione, e un Parlamento (che si riunisce al bar).
La costituzione è un documento all’apparenza semplice ma in realtà molto profondo, un manifesto filosofico in cui si ricorda che l’uomo ha diritto a essere uomo e ha diritto di morire, di avere dubbi e di capire, di piangere e di essere frainteso, ma soprattutto, di essere libero.
Se avete voglia di camminare un po’ in questa zona trovate anche il bel cimitero di San Bernardino, fondato dai monaci benedettini nel 1800, arrampicato su una collina che affaccia sul fiume Vilnia.

Un ultimo consiglio: dedicate una mezza giornata per una visita a Trakai (la raggiungete in venti minuti con il treno), cittadina a 30 chilometri da Vilnius circondata da laghi, il cui fiabesco castello, che è stato residenza dei Gran Duchi di Lituania, sorge su un’isola collegata alla terraferma da ponti di legno, l’unico dell’Europa orientale ad essere stato costruito proprio in mezzo a un lago.
 Mi raccomando, non di lunedì, che lo trovate chiuso (purtroppo, ve lo dico per esperienza personale).
A Trakai vive la comunità più rilevante (anche se ormai sono rimasti in poche centinaia) di ebrei caraiti, un ceppo di origini turche, e lì trovate anche un ristorante che serve la loro cucina tipica.

Ma di questo vi racconterò nella seconda parte, in cui potrete scegliere dove sedervi a riposare per mangiare qualcosa di sostanzioso (c’è freddo, servono calorie!) o bere un caffè in qualsiasi momento della giornata.

Update: sulla pagina Facebook di Al contrario trovate anche qualche foto del viaggio.