Obrigada

Ho deciso di trovare uno spazio, qui in Al contrario, anche per raccontare i miei viaggi e posti del cuore.

Esattamente un anno fa ho passato un lungo weekend a Lisbona, che faceva parte del mio regalo di laurea per F. Ho scelto la capitale portoghese perché era un luogo che incuriosiva entrambi e che nessuno dei due aveva visitato.

Prima di partire mi aspettavo una città malinconica e indolente, come tutti la descrivono, e come mi era arrivato alle orecchie portato dalle note del fado.
Ma l’atmosfera che abbiamo respirato in quei quattro giorni è stata tutt’altro che malinconica. I portoghesi  sono persone allegre ed estremamente ospitali, dolci e piene di entusiasmo.

Un consiglio prima di partire: la vita a Lisbona non è per nulla cara, mentre i voli per arrivarci sì. Prenotate qualche mese prima, e se volete evitare i low cost scegliete Tap Portugal, la loro compagnia di bandiera.

Noi siamo stati ospiti di Fabi, conosciuta su Airbnb, che mette a disposizione un appartamento che è una vera e propria coccola, nello storico quartiere di PrÍncipe Real, a due passi dalla città vecchia.

Update: purtroppo Fabi deve aver tolto il suo appartamento da Airbnb perché non si trova più, ma sul sito c’è l’imbarazzo della scelta.

La prima cosa che abbiamo imparato in questo viaggio è che a Lisbona ci si perde, e se non vi succede almeno una volta durante il vostro soggiorno non potete dire di averla visitata per davvero.

Lisbona è la città ideale per non darsi una meta precisa, ma concedersi di girovagare. Ogni angolo, ogni stradina, ogni salita vi può riservare una sorpresa.
Qui, comunque, vi lascio qualche ricordo e consiglio a partire dal nostro viaggio.

Baixa e Rossio, i quartieri centrali della città.
La bella Praça do Comércio è l’equivalente di una Piazza San Marco o del Duomo di Milano: se andate a Lisbona non potete non passarci.
Da lì tirate tardi e fare una passeggiata al tramonto sulle rive del Tago, dove spesso si fermano gli artisti di strada. Trovate un bar per l’aperitivo che serva la ginjinha, il tipico liquore alle ciliegie di Lisbona.

In zona la nostra Lonely Planet ci suggeriva un ristorante chiamato Le Petit Bistro, che però abbiamo scoperto dopo un giro a vuoto che è stato sostituito dal Restaurante Isco, un piccolo locale che serve combinazioni diverse di tascas (l’equivalente portoghese delle tapas) soprattutto di pesce, in un ambiente arredato come il pontile di una nave. Si paga poco, si mangia bene, i ragazzi che lo gestiscono sono simpaticissimi: la nostra prima cena ci ha fatto subito innamorare della città, dei portoghesi e della cucina di Lisbona.

Il tram 28
Se pensate a Lisbona, non possono non venirvi in mente subito i suoi famosi tram gialli. Questa sgangherata linea è una delle cose più tipiche e romantiche da fare in città, inerpicandovi per le stradine strette del quartiere Rossio e arrivare nella zona di Alfama, Castello e Graca, forse la parte più suggestiva della città. 
Qui da non perdere ci sono il Miraduro di Santa Luzia, da cui si gode una vista spettacolare sui coloratissimi edifici del quartiere, il castello moresco di Sao Jorge e tutte le vie secondarie dell’Alfana (il posto perfetto dove perdersi).

Durante il nostro giro in questi quartieri siamo andati a caccia degli azulejos, le tipiche piastrelle di ceramica smaltate e colorate che ricoprono molti edifici in città.
Io, in particolare, aspettavo da mesi di venire a Lisbona per vedere finalmente il negozio dei Surrealejos, gli azulejos surreali di Luca Colapietro, ragazzo pugliese che si è inventato questo progetto e ha aperto qui un piccolo negozio un po’ defilato dove vende le sue meravigliose creazioni.

In questa zona abbiamo scovato anche un bel ristorante in un palazzo storico, il The Decadente, che serve cucina portoghese rivisitata, gestito da ragazzi giovani e amanti della birra artigianale. Un po’ hipster, in effetti, ma molto bello e non troppo caro.

Qui c’è anche uno dei locali più surreali in cui siamo incappati durante il viaggio, il Pavilhão Chines, al numero 89 di Rua Dom Pedro V. Un luogo fuori dal tempo, quasi liberty nell’arredamento, e caratterizzato da grandissime vetrine con dentro di tutto: oggetti completamente assurdi e kitsch come foste in un fumoso mercatino delle pulci, reperti che vanno dagli anni Venti agli anni Ottanta.

Bairro Alto

Cais do Sodré, ex quartiere a luci rosse della città, è stato ormai riconvertito, ma ha mantenuto uno spirito anticonformista e di marginalità.
La strada da vedere è Rua Nova do Carvalho, che riconoscerete subito perché è stata dipinta di rosa.
Qui ormai le prostitute non ci sono più, ma si alternano locali dove ascoltare musica dal vivo o dj set e dove bere un cocktail in un’atmosfera molto particolare.

Noi siamo stati al Pensão Amor, un’ex casa di tolleranza ora diventata un particolarissimo spazio artistico, in cui c’è anche una libreria di testi erotici e una boutique di vestiti vintage. I cocktail sono spaventosamente costosi, ma il locale è da vedere.

Anche il Bar da Velha Senhora, nello stesso palazzo, merita una visita: è un locale di burlesque che sembra fermo ai primi del Novecento, dove potete assistere a esibizioni di fado, cabaret e bere drink dai nomi a dir poco evocativi.

Sempre nel quartiere di Bairro Alto, c’è anche Pharmacia, il ristorante che è diventato uno dei nostri posti del cuore. Ci siamo passati per due sere di fila prima di trovare un tavolo, però ne è valsa la pena. 
È un locale assolutamente bizzarro arredato esattamente come un’antica farmacia (persino alcune portate sono servite in ampolle e provette d’epoca). Andateci non solo per la particolarità dell’arredamento, ma anche perché si mangia molto bene (anche se, l’avrete capito, mangiare male a Lisbona è praticamente impossibile).

Belém
Purtroppo il giorno in cui abbiamo deciso di visitare questo quartiere siamo stati sorpresi da una tempesta che ci ha notevolmente limitato gli spostamenti. 
Perciò del quartiere di Belém non vi posso raccontare di una bella passeggiata lungo il fiume o la sua magnifica torre, o ancora del fiabesco monastero, ma solo tre cose:

– Il Museu Coleção Berardo, quasi sconosciuto rispetto ai suoi cugini più famosi come la Tate Gallery, ma tappa immancabile per gli amanti della pop art, del surrealismo, di dadaismo e altri movimenti del secolo scorso, e che vanta opere datate fino al 2010: una collezione incredibile che contiene il meglio dell’arte moderna e contemporanea;

– l’antica Confeitaria de Belém, la pasticceria dove sono stati inventati i pastéis de nata, i dolci tipici di Lisbona, formati da un guscio di pasta sfoglia farcito con una crema cotta a base di panna e uova di cui mi sarei nutrita per tutta la vacanza. Si dice che questa pasticceria ne sforni 15mila al giorno;

– il Pão Pão Queijo Queijo, una specie di fast food artigianale con un menu fornitissimo, dove si mangiano insieme ai lisbonesi falafel, panini farciti di tutti i tipi, patatine fritte giganti.

A Lisbona ho lasciato un pezzo di cuore, e ci tornerei subito anche solo per tre cose che non abbiamo fatto: sentire un concerto di fado, andare al mare e visitare il palazzo di Sintra.

Per finire, vi lascio la mappa del nostro viaggio.