Logan, gli X-Men e la mia fissazione con i supereroi

Non lo faccio apposta, ma quando incontro qualcuno che mi dice che non ama i film con i supereroi, non riesco a non provare una forte delusione. Per me sono persone strane paragonabili solo a chi non ama la cioccolata: non vi sembra una cosa assurda?
Eppure.

Sono andata al cinema a vedere Logan. Ero praticamente certa che mi sarebbe piaciuto da quando ho visto per la prima volta il trailer e c’era questa. Poi ho capito che c’erano anche deserto, polvere, sofferenza, poteri che se ne vanno, giorni duri della droga. A quel punto sono capitolata.
Logan è un western in cui il supereroismo è solo un accidente. Anzi, è un vero e proprio problema, un ostacolo, un obbrobrio, una malattia da tenere sotto controllo con i farmaci. Una delle scene più soffocanti e quasi insopportabili del film è quella in cui Professor X, non riuscendo più a mantenere il controllo del suo potere (la mente di un novantenne è ormai un’arma di distruzione di massa) rischia di uccidere centinaia di persone in un hotel di Las Vegas. Quando riescono a fermarlo, la sua disperazione e l’orrore per quello che ha fatto sono quasi tangibili.

Questa ambivalenza c’è sempre stata in tutta la saga degli X-Men, perché il punto, qui, non è che da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Qui gli eroi combattono non solo contro i cattivi, ma anche contro se stessi: basta pensare al momento in cui Logan prova invano a sfilarsi gli artigli di adamantio, nel tentativo disperato di sopravvivere a un potere che ormai lo sta uccidendo.
Nessun X-Men vive la mutazione genetica come un dono, ma tutti si sentono dei freaks, non di certo migliori di quelli normali. Se lo fanno, di solito stanno dalla parte dei cattivi. E se sono cattivi, è perché è successo loro qualcosa che li ha resi così.
La saga degli X-Men è infusa di un’umanità e di una profondità che raramente si vede nei personaggi della Marvel. Gli eroi cupi di solito sono da un’altra parte, li produce la DC Comics. Logan è il definitivo punto di incontro: Wolverine diventa Batman.

Recentemente ho rivisto anche X-Men First Class, il film del 2011 in cui, in uno dei tanti salti temporali, si racconta la storia di come Magneto e Professor X sono diventati tali. I due sono ancora alleati, e il secondo sta aiutando il primo a imparare a controllare la sua forza. In un breve dialogo tra i due viene riassunto tutto il pensiero più profondo di questa saga:

Professor Charles Xavier: You know, I believe that true focus lies somewhere between rage and serenity. Would you mind if I…

Erik Lehnsherr: What did you just do to me?

[Both Erik and Charles cries]

Professor Charles Xavier: I accessed the brightest corner of your memory system. It’s a very beautiful memory, Erik. Thank you.

Erik Lehnsherr: I didn’t know I still had that.

Professor Charles Xavier: There is so much more to you than you know. Not just pain and anger. There is good, too. I felt it. When you can access all of that, you will possess a power no one can match. Not even me.

È per questo che credo che, in fondo, siamo tutti un po’ mutanti, ed è da qui che nasce il mio amore profondo per gli X-Men.